La "piccola" lesione del nervo

Durante il 56° Congresso Nazionale SICM, Società Italiana di Chirurgia della Mano, organizzato a Pordenone, dal 4 al 6 ottobre, il Dott. Ignazio Marcoccio, specialista in chirurgia della mano e microchirurgia ortopedica, è stato invitato in veste di relatore durante un corso d’istruzione per parlare di Short Nerve Gap ossia di lesioni nervose che presentano una piccola distanza tra monconi (gap). Un argomento attuale e molto dibattuto che oggi rappresenta una vera e propria sfida per il chirurgo che si ritrova a fronteggiare questo tipo di lesioni. Quando, infatti, in sala operatoria, si riscontra questo piccolo gap (di circa 1 cm) sono due le strade percorribili: la prima, lacrima la più semplice e preferita dai molti è quella di esercitare una piccola e minima trazione tra i due monconi del nervo per avvicinarli l’uno all’altro per poter eseguire un sutura diretta, mentre la seconda opzione è quella di colmare il gap nervoso interponendo in innesto. La differenza tra le due tecniche è sostanziale, oltre che per la metodica anche per i concetti fisiopatologici che stanno alla base delle due scelte. La letteratura scientifica racconta, infatti, che se stiri il nervo come un elastico può andare incontro ad una possibile ischemia perché i piccoli vasi, compromessi dalla tensione, non portano più sangue e il nervo, di conseguenza, soffre, si fibrotizza e in poche parole la nostra ricostruzione mediante la sutura diretta, fallisce, cioè il nervo non recupera più. Di contro, l’utilizzo di un innesto a colmare il gap costringe le fibre nervose ad attraversare due “suture” fonti di inevitabile ostacolo e di fibrosi per le microscopiche fibre nervose rigeneranti che potrebbero essere bloccate in parte o tutte, compromettendo il risultato.

In questi casi, dunque, il chirurgo convive con il dubbio amletico su quale sia la strada più corretta da intraprendere: se optare per una piccola trazione o se prediligere un innesto che può essere un nervo prelevato da altra zona del corpo, una vena, un vena riempita di muscolo, o un tubulo di sintesi biologico. “È questa la vera sfida del chirurgo - ci ha spiegato il Dott. Marcoccio. Per rispondere a questa domanda è necessaria la conoscenza della fisiopatologia dei nervi, l’esperienza quella del chirurgo e il confronto con la letteratura scientifica. Rispetto a cosa fare in caso di Short Nerve Gap c’è molto da fare anche a livello internazionale per cui questo genere di incontri sono sempre estremamente utili e costruttivi”.