I transfer tendinei nelle paralisi dell’arto superiore

Nel precedente post il Dr. Ignazio Marcoccio ci ha spiegato che, quando con la ricostruzione nervosa non si ottiene alcun recupero o quando un nervo leso non può essere riparato, si può ricorrere ai "transfer tendinei". “Il classico esempio di transfer tendineo applicato all'arto superiore - ha proseguito il Dr. Marcoccio - è la paralisi del nervo radiale. Questo nervo fornisce il movimento di estensione del polso e delle dita, pertanto una sua paralisi impedisce al polso di estendersi e alle dita di aprirsi, causando estrema difficoltà nell'afferrare gli oggetti. In questi casi, l'obiettivo della chirurgia è quello di guadagnare un’accettabile estensione del polso e un’adeguata apertura delle dita così da consentire la presa di oggetti, ripristinando una funzione della mano quanto più normale possibile. Questo è possibile ottenerlo mediante il sacrificio di alcuni tendini innervati da altri nervi che sono sono rimasti illesi e che hanno la funzione opposta a quella del nervo radiale, ovvero flettere il polso e le dita. Il trasferimento di alcuni di questi tendini, opportunamente studiato in base a quello che è necessario ricostruire e al movimento che si desidera ottenere, rappresenta un lavoro complesso sia in termini di scelta strategica sul tipo di ricostruzione da eseguire che di realizzazione chirurgica vera e propria”. Ma una volta eseguito l'intervento come avviene il movimento? Come può un tendine che svolgeva una funzione diversa, eseguirne una nuova? “È un argomento complesso - ci ha confessato il Dr. Marcoccio - ma è proprio grazie alla plasticità del nostro cervello che il recupero del movimento può avvenire". Cioe? "All'inizio si dovrà eseguire tutta una serie di esercizi con l'aiuto del terapista per cui si dovrà pensare di flettere il polso per poterlo estendere, ma pian piano il cervello, riprogrammato lo schema motorio e il movimento, la considererà un’azione naturale”. Quindi il recupero sarà lungo? "No, affatto - ci ha specificato il Dr. Marcoccio. Si tratta di interventi che, rispetto alla riparazione nervosa di un nervo, hanno dei tempi di recupero molto più brevi: se da un lato un nervo recupera mediamente un millimetro al giorno, per cui ci possono volere mesi, fino ad un anno perché il movimento perduto venga recuperato (sempre che questo avvenga), con il transfert tendineo, al contrario, nel giro di qualche mese si potrà recuperare la funzione desiderata. Generalmente il ricorso alla ricostruzione nervosa è la strada migliore ma, quando questa non fosse percorribile, i transfer tendinei rappresentano un metodo di cura davvero valido. Nel prossimo post parleremo di transfer tendinei applicati alle paralisi dell'arto inferiore.